Assistenza Sessuale per Disabili

Un tabù è un argomento su cui, solitamente, si preferisce non dire nulla.
In Italia ce ne sono diversi, si sa. Uno tra tutti è proprio la sessualità. Mi sembra però, quantomeno complesso, comprendere o cercare di comprendere qualcosa senza parlarne, senza confrontarsi. Ecco perché, questa volta, voglio trattare di un argomento di attualità, collegato alla sessualità, di cui si è discusso e si discute in questi anni: l’assistenza sessuale per i disabili.
Non tutti potranno essere a conoscenza di chi è e cosa fa un’assistente di questo tipo, quindi per fare chiarezza vi cito direttamente dal sito www.lovegiver.it la sua definizione.

L’assistente sessuale è un operatore professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane”. Attraverso la sua professionalità supporta le persone diversamente abili a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale.

In Italia questo tipo di assistenza non è ancora stata riconosciuta, in quanto il disegno di legge presentato al Senato nel 2014 è, ad oggi, praticamente fermo. Detto questo, invito chi volesse informazioni più dettagliate a visitare direttamente il sito e documentarsi, perché quello che mi interessa qui è di fare alcune considerazioni su questo argomento.

Innanzitutto voglio mettere in chiaro che qui, per me, non si sta parlando solo di sessualità, ma in un senso più ampio di benessere psico-fisico di un individuo. Questo rappresenta un diritto dell’essere umano.

È triste constatare di come ancora tante persone, al giorno d’oggi, non credano o comunque non vogliano essere consce del fatto che la sessualità rappresenti un aspetto molto importante, se non fondamentale, dell’essere umano e del suo “ben-essere”. Vorrei tanto sapere cosa penserebbe Freud, se fosse ancora in vita, di queste persone!

Una diretta conseguenza di questo modo di pensare è che si arrivi a definire il bisogno dell’assistente sessuale in Italia, più come un capriccio che un vero e proprio diritto. Come se, noi diversamente abili, stessimo chiedendo un po’ troppo.

Ma è veramente così?
Se una mattina mi svegliassi con in mente l’idea di scalare l’Everest in carrozzina elettrica o volessi  partecipare ad una gara di motocross, potrei anche essere d’accordo con chi pensa sia un capriccio.
In questi due casi, non stiamo parlando di bisogni intrinseci dell’essere umano, si tratta perlopiù di cose  impossibili o troppo complesse da attuare per un diversamente abile. Capite bene come questo renda più semplice mettersi il cuore in pace e accettare, seppur a malincuore, di non poter fare determinate cose.

Il caso dell’assistenza sessuale, è differente perché la possibilità ci sarebbe.

Ci sono associazioni che da anni stanno lavorando in questa direzione con persone preparate e disposte a rendere questa idea una realtà. L’unico impedimento è rappresentato da una legge che ancora dorme e con lei molti dei nostri politici.

E io disabile quindi cosa posso fare?

Nulla. Mettermi nuovamente il cuore in pace e rinunciare aspettando che delle persone sane, senza alcun impedimento fisico, decidano che anche per noi sia arrivato il momento di sperimentare la sessualità.

Un’altra obiezione ricorrente che ho sentito fare da politici e non solo, è “Ci sono problemi ben più importanti e urgenti di questo al momento”.
Se vogliamo metterla sulla questione dell’importanza certo è vero, nessuno lo mette in dubbio. Però sono convinto che anche in Germania e Olanda, paesi in cui l’assistenza sessuale è una realtà già da diverso tempo, ci siano state e ci siano questioni più importanti e urgenti di questa; eppure tutto questo non li ha fermati dall’affrontare l’argomento.

Sono estremamente convinto che l’evoluzione non si sia fermata con l’avvento dei pollici opponibili, ma che debba continuare portando cambiamento nella mente delle persone e di conseguenza nella società. Riconoscere anche in Italia una figura come l’assistente sessuale per disabili, rappresenterebbe un miglioramento, un cambiamento in positivo rispetto a tutte le ristrettezze mentali che ci impediscono di vivere al meglio la nostra vita.

Non conosco personalmente Maximiliano Ulivieri, il presidente del comitato per la promozione dell’assistenza sessuale in Italia, ma lo ringrazio per il lavoro che sta facendo.
Il suo progetto e dei suoi collaboratori, se adeguatamente supportato dalle istituzioni politiche, porterà ad un maggior livello di civiltà e renderà la vita di chi già soffre, più degna di essere vissuta.
Questa è l’evoluzione di cui parlavo prima.

Io non sono un’esperto di sessualità. Ovviamente possiedo delle informazioni sull’argomento e fortunatamente viviamo in un tempo in cui ci si può informare praticamente su qualsiasi cosa. Però quello che sostengo in questo articolo deriva direttamente dalla mia esperienza personale. Un’esperienza che, nel bene e nel male, mi ha fatto conoscere piuttosto bene cosa significa essere intrappolati nel proprio corpo.

Un corpo che comunque ha dei bisogni.

A volte, quando si fanno sentire, arrivo quasi a definirli come un peso. Arrivo a pensare che sarebbe meglio non averli certi bisogni, perché così sarebbe più semplice e meno frustrante.
La realtà è che non lo sono un peso. È semplicemente il mio corpo che mi ricorda di essere vivo. Non può esserci nulla di male o di sbagliato nel dare sfogo a energie che fanno naturalmente parte della biologia umana.
Concludo rivolgendomi proprio a voi lettori. Sicuramente ci saranno diverse cose su cui converrebbe mettersi veramente il cuore in pace. Una tra tutte, secondo me, è che non siamo qui per sempre. Prima o dopo arriverà per tutti il momento di lasciarsi questo mondo alle spalle. Non ci si può far niente, è la vita ad essere così.

Bisogna aspettare ancora, secondo voi, per agire per il bene delle persone? A voi l’ardua sentenza.

Mattia Mutti

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