Bisogno e pudore

Quando sperimentiamo il dolore o la sofferenza abbiamo un unico pensiero: che passi il più in fretta possibile. Però, una volta terminati questi brutti momenti, riportando lì la mente, capiamo che comunque è cambiato qualcosa. Quel dolore, apparentemente senza alcuno scopo, ha lasciato qualcosa dentro di noi. Quel qualcosa ci fa sentire diversi: diversi rispetto a quello che eravamo prima di quell’esperienza.
Questo è quello che mi è accaduto qualche anno fa. Ne ho già parlato in uno dei miei articoli, ma non a questo proposito.

Tutto è partito da un incidente che mi è capitato e da un’operazione che doveva essere abbastanza semplice. Inutile dirvi che semplice non fu, e al mio risveglio dall’anestesia mi ritrovai in terapia intensiva perché avevo perso molto sangue, circa la metà di quello presente nel mio corpo.
Di quel giorno ricordo distintamente due cose: il freddo, un freddo interno che solo la mancanza di metà del tuo sangue riesce a darti e quel martellante battito in mezzo al petto che non accennava a rallentare. Ricordo che lo schermo vicino a me segnava 150 battiti al minuto. Il cuore, il mio cuore stava tentando il tutto per tutto per far fronte alla mancanza di tutto quel sangue. Non potevo biasimarlo se sembrava che volesse uscirmi fuori dal petto. Attorno a me riuscivo a sentire solo gli ordini che il medico della terapia intensiva dava agli infermieri. Il tempo per me aveva perso di significato. Doveva essere sera, ma non ne ero sicuro e se in quel momento qualcuno mi avesse chiesto che giorno fosse, probabilmente non sarei stato in grado di rispondere.

Ero in una situazione più grande di me, una situazione in cui non avevo alcun controllo. E il pensiero che cercavo di mantenere nella mente, forse era in quei frangenti anche quello più sensato: mi lascio nelle vostre mani, fate quel che dovete, vada come deve andare.

Un momento di grande sofferenza fisica come questo è in grado di sconvolgere tutte le tue priorità; sono sempre stato una persona timida e mi sono sempre un po’ vergognato nel mostrarmi agli altri, soprattutto alle persone estranee. Potete capire quanto dare un’eccessiva importanza al pudore sia quantomeno scomodo in un caso come il mio, in cui hai bisogno dell’aiuto degli altri quasi per ogni cosa. Quando è successo questo incidente avevo ancora diverse limitazioni dovute a quel senso di pudore vissuto, nella maggioranza delle volte, come un peso; però credetemi, quando hai bisogno degli altri perché stai male e stai soffrendo, nulla è più rilevante tranne una cosa: essere aiutato e che venga fatto al più presto possibile. In quei momenti era quella la mia priorità, tutto il resto non aveva importanza.

Una volta tornato alla mia quotidianità mi accorsi di essere cambiato.

Mi sentivo molto più libero. Quei momenti difficili mi avevano costretto a rivedere molte parti di me stesso. Ed era inevitabile pensare a tutto quel tempo alla fine dei conti perso a pensare e a parlare di quello che non mi piaceva. A tutte quelle volte che ho preferito lamentarmi e rendere partecipi gli altri del mio disagio tanto per il gusto di farlo, invece che parlare delle effettive soluzioni che potevo mettere in atto per far fronte a quella data situazione. A tutte quelle volte che mi sono riempito la testa di quelli che per me rappresentavano i problemi, e quindi di cose che io definivo estremamente importanti, quando invece sarebbe bastato avere il coraggio di cambiare punto di vista per un attimo e scoprire che invece molto probabilmente non lo erano. Era solo il modo che avevo scelto di affrontare quella situazione a farla diventare un problema.

Avevo dato talmente tanta importanza a certi “problemi” da farli diventare insormontabili.

Penso che molto spesso l’eccessiva importanza che diamo ad alcune cose e persone, tanto da diventare un vero e proprio accanimento, possa diventare dannosa dapprima per noi stessi. Si perché nessuno ci vieta di passare le giornate lamentandoci e in preda al nervosismo a causa di questo, ma la cruda verità è che così facendo comunque non cambierà nulla. E forse è proprio questo che facciamo una fatica immensa ad accettare. Perdiamo solo tempo a cercare di stare peggio, quando invece potremmo dedicarlo a trovare i modi per stare meglio. Per migliorare almeno un po’ la nostra situazione.
Quella che ho passato è sicuramente una brutta esperienza, come ce ne sono molte altre, ma di certo non la posso definire inutile. Certo, i modi sono stati bruschi, ma ancora una volta sono stato invitato a lavorare su me stesso e a cambiare certi aspetti di me scomodi e limitanti sotto molti punti di vista. Essere catapultato di forza nella sofferenza fisica che rappresenta uno degli aspetti negativi della nostra esistenza, mi ha fatto capire ancora una volta quanto siano importanti gli aspetti positivi e come fin troppo spesso ci dimentichiamo del fatto che esistano.

Disabili e non, i momenti in cui non si ha il totale controllo di sé stessi possono capitare a tutti. Allora lì ci rendiamo conto che anche quella indipendenza che molto spesso difendiamo così strenuamente, può venir meno e non ci rimane altro da fare che lasciarci andare e fidarci degli altri, anche se non abbiamo la certezza assoluta di come andrà a finire.

Questo mi ha suggerito che non ha senso aspettare, mi dedico adesso che ho il controllo al bene e all’armonia, e lo faccio prima per me stesso, perché sono convinto che solo così facendo potrò fare qualcosa anche per gli altri.
Senza la pretesa che lo sia anche per voi, eccovi svelato cos’è importante per me ora.