Calze rigorosamente scure

Penso che ormai l’abbiate capito un po’ tutti: al sottoscritto non va molto a genio la normalità.

Per chi ancora non lo dovesse sapere lo invito a leggere il mio precedente articolo, che tratta appunto dell’argomento.
E allora mi domando… questo poteva essere un “normale” articolo? Ovviamente no.
Si parla spesso di quello che una persona “in piedi” può sperimentare rispetto ad una persona in carrozzina, ora invece voglio fare il contrario: voglio parlare di alcune situazioni ed esperienze che difficilmente potrebbero capitare a chi non è toccato da un impedimento fisico come, o simile, al mio. Ce ne sarebbero molte, ma ho deciso di prenderne in esame 7, direttamente dalla mia esperienza personale e per me tra le più significative.
Partiamo.


Numero 1: ecco spiegato il titolo di questo articolo

L’immagine di copertina era una ovvia provocazione… La verità è che: i miei piedi non supportano le scarpe. Ci ho messo tutta la mia buona volontà, ma non c’è niente da fare.
La soluzione definitiva? Fare senza. Ecco perché quando esco ho sempre indosso dei calzettoni, belli pesanti perché tengo freddo, e rigorosamente scuri per dare meno nell’occhio (la furbizia). Il lato positivo è che ovunque io vada mi sento come se fossi nel salotto di casa.


Numero 2: il rapimento

Immaginiamo che una persona si trovi davanti a casa mia durante una delle mie uscite serali. La scena a cui sarebbe esposto durante la mia “messa in auto” sarebbe un po’ surreale: due persone che sollevano un diversamente abile, calandolo all’interno di un auto dicendo “mettetelo dentro, buttate su la carrozzina e andiamocene”. Ecco chiamare il 113 sarebbe la cosa più ovvia, in ogni caso NON FATELO, perché anche se non sembra, mi stanno “portando via” per mia volontà.


Numero 3: piacere Mattia (in 3 passaggi)

Ovvero i tre passaggi che una persona, che ancora non mi conosce, compie per presentarsi dandomi la mano. L’estensione del mio braccio è ahimè molto ridotta, quindi nel PASSAGGIO N. 1 la persona in questione allunga la sua mano per presentarsi; PASSAGGIO N. 2 la persona solitamente nota che la mia mano si è leggermente mossa o spostata, ma comunque il braccio non si è allungato, e il PASSAGGIO N. 3 solitamente finisce con la persona che si allunga ulteriormente per prendermi la mano. Attenzione però perché può succedere che tra il passaggio 2 e 3 si verifichi una situazione di stallo in stile mezzogiorno di fuoco. Ed è li che il mio cervello si propone e dice “devi dire qualcosa altrimenti potreste arrivare a fine serata che siete ancora li a guardarvi negli occhi” e ne esco fuori con un “eh devi allungarti tu”.


Numero 4: dress code

Non tutti possono permettersi di arrivare davanti all’entrata di un locale, che necessita di un certo codice d’abbigliamento, guardando con aria di sfida il buttafuori mentre pensi “si sono effettivamente in calze, ma potrei anche essere vestito con un sacchetto dell’umido e tu non potresti lasciarmi fuori perché questo affare con le quattro ruote è il mio lasciapassare per la vostra bettola”: locale cool 0 carrozzina 1.


Numero 5: la cannuccia

Sono per forza di cose un grande fruitore di cannucce e per questo motivo il mio bicchiere di vino lo riconoscereste tra mille. Solitamente vino rosso (lo sanno tutti che fa bene) con una bella cannuccia, anche colorata dentro. Sapete mi è anche capitato che alla richiesta della cannuccia alcuni camerieri mi guardassero un secondo in più, forse per elaborare meglio la mia richiesta. Al che io pensavo “non so su cosa tu stia ragionando, ma la cannuccia mi serve per abbeverarmi autonomamente e non per fare le bolle dentro al bicchiere e divertirmi così per tutta la sera” (si lo so la cattiveria di noi “quadri ruota” alle volte è inaudita, diamo la colpa allo stress).

Fino adesso ho parlato di aspetti relativamente positivi della questione o comunque non problematici. Ho lasciato quelli un po più negativi per ultimi.


Numero 6: se entra poi deve uscire

Alle volte è successo che dopo un bicchiere di troppo facendo un giro da qualche parte, abbia costretto i miei amici a sfrecciare verso casa mia che manco ad Indianapolis, perché la mia vescica stava letteralmente per implodere. Immaginate voi il terrore puro provato dal proprietario della macchina, mentre pregava che non dessi quel tocco in più agli interni. Da quella esperienza il sottoscritto ha capito che fuori, la birra, non faceva per lui.


Numero 7: l’incendio

Questo è successo una sola volta fino adesso (fortunatamente).
Ultimo dell’anno di un po’ di tempo fa. Casa mia, notte inoltrata. Stavo letteralmente sonnecchiando sulla carrozzina con una stufetta a resistenza puntata sui piedi, accesa ovviamente. È risaputa la mia poca resistenza al freddo. Immaginate la mia sorpresa quando a svegliarmi fu un insolito odore di bruciato. Qualcosa iniziava a bruciare: le mie calze. In fretta feci spegnere la stufetta e fu li che arrivò tutto in un colpo il dolore ai piedi. È interessante notare che fino a quel momento non avevo sentito alcun dolore, e sia chiaro non ero sotto sostanze stupefacenti; meno male che il dolore dovrebbe essere un campanello d’allarme, io devo invece ringraziare le mie calze per essere ancora dotato di piedi (seppure abbastanza inutili).

Ebbene eccoci arrivati alla conclusione. Potevo non evitare di finire l’articolo con una frase alla Bacio Perugina? Ovviamente no, non è nella mia indole (d’altronde ci sono le frasi della Pausini dentro quei cioccolatini adesso, potrebbero andar bene anche le mie no?). Che leggano o meno questo articolo un doveroso grazie va a chi ha condiviso queste e altre esperienze con me, a chi lo fa tutt’ora e perché no a chi lo farà in futuro.

Di disagi al mondo ce ne sono molti, ma di certo quando hai delle persone attorno a te diventa tutto più affrontabile ed apprezzabile esattamente per quello che è.

Mattia Mutti