9 motivi per cui non temo il Coronavirus

1) Tutti che fanno man bassa di mascherine?

Bitch please, io ero “armato di mascherine” molto prima del Coronavirus! A casa mia non mancano mai: ne ho un cassetto pieno. Ormai è chiaro a tutti: i malanni di stagione sono la kryptonite di noi francesini, soprattutto per gli esemplari più anziani. Se veniamo infettati perdiamo tutti i nostri poteri ovvero la nostra verve, la nostra innata simpatia e la nostra suprema bellezza.
Quindi se vuoi avere a che fare con me e sei ammalato, la mascherina deve essere un must! Spero che dopo  questa dichiarazione, a nessuno venga in mente di assaltarmi casa per rubare le MIE mascherine!

2) Sapete in che modo utilizzo la maggior parte della mia pensione?

Escort, cene fuori e fiumi di alcolici.
Mi piacerebbe… ma la realtà è ben diversa. In farmacia. Oltre ai farmaci che assumo di default, ne ho un arsenale per quando vengo colpito dai malanni di stagione. Dentro una 24 ore di pelle nera c’è tutta la mia droga per ogni evenienza: spray nasali, orali e per le orecchie, tachipirine, tachifludec, caramelle per la gola e per la tosse, soluzioni fisiologiche, vitamine c, amuchina med e molto altro. Coronavirus de che?

3) Tanto te möret li stes quant l’è el tò mument”

Anch’io, come tanti altri, ho fatto mia quell’antica saggezza popolare che, lapidaria, sostiene: “Tanto te möret li stes quant l’è el tò mument”. Di conseguenza cosa preoccuparsi a fare?

4) Alternative realistiche di morte certa

Collegato al punto subito sopra vi posso elencare almeno 3 modi in cui potrei andare al campo santo in alternativa al coronavirus:

  1. essere colpito da un fulmine mentre giro in paese con la carrozzina elettrica (disabile affumicato),
  2. prendere fuoco di notte per un malfunzionamento della termocoperta (disabile flambè),
  3. cadere in un fosso completamente incinturato dalla carrozzina e affogare tra le rane (disabile all’acqua pazza).

Scegliete voi il piatto che preferite.

5) Tamponi per tutti

Altro che ministero della salute. I miei amici sanno benissimo che, quando entrano a casa mia nei mesi invernali, dovranno essere sottoposti ai test e agli interrogatori della Gestapo Disabili. Ecco per voi, un campione di domande standard:

  • hai per caso tosse, raffreddore, mal di gola o febbre?
  • Nelle ultime 12 ore hai starnutito e/o ti sei soffiato il naso e/o hai dato un colpo di tosse?
  • Di che colore è il tuo muco? Giallo, verde, marrone, a pois?

In base alla risposta data a queste domande, verrà assegnato un punteggio alla persona che vuole venire a trovarmi.
Rischio minimo: può entrare senza problemi, rischio medio: può entrare solo se munito di mascherina fornita direttamente dal sottoscritto, rischio alto: viene allontanato e rimandato a casa all’istante.

6) È risaputo che il sistema immunitario vada temprato a dovere per essere più resistente.

Quale modo migliore se non quello di mettersi a scorrazzare in velocità massima con la carrozzina nel parcheggio del centro commerciale La Favorita? Ovviamente facendo i peli ai pali e ai panettoni e fermandomi poco prima di investire una spaventata e urlante mia amica.
Certo, è inevitabile che se poi si vorrà documentare il tutto con delle storie su Instagram, lo verrà a sapere anche tua madre che ti travolgerà di insulti perché non avevi indosso la cuffia. (Ed è proprio quello che effettivamente è successo una settimana fa).

7) Prosecco therapy

Avete presente quei ragazzi veneti che intervistati al bar se fossero spaventati dal coronavirus hanno risposto che avevano lo Spritz che li proteggeva? Ecco, io non sono Veneto, non amo particolarmente lo Spritz, ma amo il Prosecco. Credo ciecamente in lui perché mi ha dato una mano nei momenti difficili e, di certo, mi aiuterà anche stavolta. (Come sul Monte Baldo e se non sapete di che sto parlando molto male, perché significa che non siete miei fan più accaniti ma potete comunque recuperare qui)

8) Apprensione materna

Sicuramente un’arma che non tutti possiedono contro il Coronavirus è una mamma apprensiva quanto la mia. Sapete, lei è la classica mamma che anche con una pelliccia di montone indosso, un colbacco russo di pelo di yak sulla testa e 27 tra cincillà ed ermellini appiccicati addosso ti direbbe: “Per mé té ghé frét föra isè!”. Penso che, se non mi ribellassi, mi manderebbe in giro talmente coperto da far andare a rilento la carrozzina per il troppo peso e con un collarino medico perennemente al collo per evitare di prendere aria alla gola. Per adesso la lascio fare, così se esco fuori il virus dovrà scavare tra tutti i miei indumenti prima di trovarmi!

9) Ci vuole Fibra

In quanto esemplare di disabilis quadriruotens ho uno stile di vita tipicamente sedentario. Non ho bisogno di procacciarmi il cibo da solo, infatti non devo andare al supermercato e non devo nemmeno andare al lavoro. Ci pensa lo stato a pagarmi, senza che io debba alzare le chiappe (l’avete capita vero?). Nel mio habitat naturale (casa mia) io ci sto senza problemi. Poi, diciamocelo, chi ha bisogno di andare nei luoghi affollati se si possiede il Wi-Fi?

Amici, detto tra noi, non stiamo un po’ esagerando con tutta questa isteria di massa? Dai su, datevi una calmata! Detto questo, io vado in letargo. Torno a uscire fuori di casa a giugno! Come ho già detto tanto ho la fibra. Ci si vede!

Mattia Mutti