A MODO TUO

Ci sono canzoni che anche a distanza di tempo quando le riascolti riescono a darti sempre qualcosa.
Perché probabilmente sono scritte veramente con il cuore e riescono ad accomunare molte vite, che sono simili e differenti allo stesso tempo. Quella di cui sto parlando ha un testo per me molto significativo. Si tratta di “A modo tuo”, scritta da Luciano Ligabue. L’autore l’ha dedicata alla figlia ed esprime concetti molto importanti che per me possono benissimo essere accostati anche ad altre relazioni significative al di là di quella tra genitore e figlio. Sto pensando a quella tra fratello maggiore e minore. Ed è proprio questa la parte che mi riguarda. Con mio fratello Francesco ho 11 anni di differenza. Sono io il maggiore e non c’è niente da fare: quando ti arriva un fratellino anche se sei solo un ragazzino, lo percepisci già quel senso di responsabilità in più e quella protezione che senti di dovere a questa persona arrivata dopo di te. Anche se ovviamente i litigi, le piccole gelosie o invidie non possono mancare, anzi probabilmente ci devono essere. Poi però dopo questo susseguirsi di momenti quel bambino e quel ragazzino non sono più quel bambino e quel ragazzino. Sono cresciuti entrambi e quel fratellino adesso è fratello con tutte le sue passioni, idee, sogni, pensieri, aspirazioni. Con tutto ciò che lo rende a tutti gli effetti un essere umano. Un essere umano a modo suo. Come tutti. Si perché tutti hanno il proprio modo di essere. Non c’è alcun dubbio su questo.
Vorremmo proteggere sempre coloro a cui vogliamo bene dalla sofferenza e da un mondo che citando proprio le parole della canzone tante volte “è quel che è”. Così come vorremmo che evitassero di fare i nostri stessi sbagli e che scegliessero sempre e comunque il meglio per sé stessi. Ci vuole coraggio per accettare che alla fine dei conti non è sempre possibile. Tante volte siamo occupati a proteggere noi stessi dal mondo e dobbiamo fidarci che anche l’altra persona riesca a fare lo stesso. E lo farà, ma sempre “a modo suo”. Si sente dire spesso che i più grandi dovrebbero insegnare ai più piccoli come si fa a “stare al mondo”. Ma chi dà la certezza a noi “grandi” di aver capito come si faccia? Perché si è vero, ci stiamo al mondo. Ma ancora una volta ognuno a modo proprio. E tante volte abbiamo la pretesa che il nostro modo debba diventare per forza anche quello degli altri. Ma se così fosse non avrebbe alcun senso essere tutti diversi. Ecco che forse allora la questione non è sull’insegnare qualcosa bensì sull’imparare, imparare reciprocamente. Io dai miei fratelli imparo ogni giorno e forse anche loro imparano qualcosa da me. Ci vuole coraggio anche per permettersi di imparare, perché se vogliamo vedere lo possiamo fare un po’ da tutti. E al di là di quello di cui qualcuno potrebbe essere convinto non c’è nessuno che sia già arrivato qui. Man mano che vado avanti mi convinco sempre di più che tutti stiamo andando e che questo arrivo forse manco esiste.

Tante volte scoprendo da dove derivano certe parole si viene a conoscenza del loro significato più profondo. È proprio il caso della parola “fratello”, la cui radice sanscrita significa appunto sostenere, nutrire. Sostenersi a vicenda non necessita di grandi cose, nemmeno delle stesse età. Che sia parlare di quello che è successo a scuola o un pomeriggio in cui guardare insieme un film o una serie tv. Si tratta anche di questo: parlare, avere un confronto. O semplicemente essere, ognuno a modo suo.

Concludo questo articolo proprio con le parole della canzone che ogni volta riescono ad emozionarmi:

Sarà difficile
Ma sarà fin troppo semplice
Mentre tu ti giri
E continui a ridere

È sempre difficile accettare che ognuno, anche le persone che sono a noi più legate, debbano andare per la propria strada e che questa strada la debbano percorrere comunque da soli. Ma diventa molto semplice quando vedi coloro a cui vuoi bene trovare il proprio modo di stare bene e di ridere ancora nonostante le difficoltà.

Mattia Mutti