DREAMS COME TRUE

Da ragazzino avevo un pensiero che era in grado di risollevarmi dai momenti bui: “quando avrò 26 anni sarò già guarito“.

Era questo che ogni tanto dicevo a me stesso e mi aggrappavo a quell’idea come se fosse una corda lucente su cui arrampicarmi per sfuggire dagli abissi della preoccupazione e della paura.
Confidavo nel tempo e nella ricerca.
Perché è così che succede quando si è malati: si ha un unico desiderio ed è quello di guarire. Le cose che si dicono a sé stessi non possono essere dimenticate.
Non posso nascondere che la delusione dei 26 anni arrivò prepotentemente, soprattutto in seguito ad una serie di cambiamenti che sono stato costretto ad affrontare nel mio modo di vivere.
Ora i 26 anni li ho passati da quasi 2 anni, i cambiamenti sono stati molti, scavando dentro me stesso,  mi sono reso conto che quel sogno è ancora lì. Potrei sembrare un illuso, un “senza speranze”, uno sprovveduto, ma quel sogno non se n’è mai andato. È come un tesoro sepolto. Se si scava in profondità quel suo luccichio colpirà gli occhi.
Mi sono chiesto tante volte come faccia a essere ancora lì. Ci sono stati dei momenti in cui non lo trovavo più. In cui sembrava che fosse sparito, anzi che in realtà non ci fosse mai stato. Poi passava del tempo e quel sogno riaffiorava. Ancora più presente e più forte dopo aver affrontato dei momenti oscuri. Il perché di tutto questo, il motivo che c’è dietro, se mai ce ne fosse uno, ve lo dico onestamente: non lo so. Forse è nella natura umana puntare sempre al positivo, forse è utile alla sopravvivenza reagire in questo modo o forse è l’unica cosa che da un effettivo senso alla nostra esistenza: avere un sogno.
Trovandolo sempre lì ogni volta mi sono affezionato a quel sogno. Ho cominciato a pensare che sia un mio diritto averlo e forse anche un dovere. Che niente e nessuno me lo potranno mai portare via. Perché è parte di me e non voglio rinunciarci.
Anche Paolo Palumbo, il ventunenne sardo malato di SLA di cui si sente parlare ultimamente ha un sogno. Il sogno di poter effettuare una terapia sperimentale in Israele. Ovviamente dovrà pagare per farlo e non poco. Ci sono state persone sui social network che hanno insultato Paolo, arrivando addirittura a frasi come: “È inutile che ti dai da fare, tanto in Israele non ci arrivi” e ancora “Tanto muori come morirà mio padre”. Altri insulti provenienti da persone con figli e nipoti.
Ho provato a dare un senso a tutta questa cattiveria e sono arrivato alla conclusione che queste persone non sono nate così, ma ci sono diventate.
Queste persone i sogni non li hanno più, forse non sanno più nemmeno cosa siano: si sono rassegnate. In questo caso non si può parlare di accettazione, che è una cosa ben diversa, ma solamente di rassegnazione. Forse si sono scordati di quando erano bambini, di quando li avevano i sogni: quando giocando inventavano qualcosa che non c’era con il solo scopo di divertirsi e di essere felici.
Forse una volta diventati adulti la vita ha mostrato loro quanto velenosa può essere. Assorbendo quel veleno: l’hanno fatto loro e ora lo sputano addosso alle persone come se fossero dei serpenti.
Se loro hanno sofferto dovranno soffrire anche gli altri: ma non tutti. Solo quelli che i sogni li hanno ancora, quelli troppo testardi per arrendersi, quelli che nonostante tutto ci credono ancora.
Sono quelli che li infastidiscono di più perché sono lo specchio del loro fallimento e della loro rassegnazione. È proprio questa la rassegnazione: invece di cercare di togliere il veleno che c’è nel mondo, aggiungerne dell’altro.
Non so se per queste persone così rassegnate ci sia ancora speranza di cambiamento. Dipenderà unicamente da loro. Non spetta a noi cambiarli. Noi che fortunatamente siamo diversi abbiamo un solo compito: quello di unirci e di aiutarci a vicenda il più possibile per permettere a più persone di vedere realizzati i propri sogni.
Mio fratello è recentemente stato ad un concerto di Marco Mengoni e in un video fatto con il cellulare l’ho visto mentre cantava con immensa gioia queste parole: “credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani”. Penso che sia una frase bellissima e potente.
Anch’io nonostante tutto credo ancora nell’umanità e ho ancora fiducia. Ho fiducia in tutte le persone a cui non interessa il profitto, ma che vogliono veramente migliorare la vita delle persone. Credo in quelli che aiutano gli altri solamente per vederli più felici e che non si aspettano nulla in cambio.

Credo in quelli che nonostante tutto hanno ancora quell’insano coraggio di avere dei sogni.