Love shouldn’t hurt


È da poco passato l’8 marzo. La festa della donna.

Questa ricorrenza ci aiuta a tenere presente quanto male e quanta violenza, purtroppo, la donna ha dovuto sopportare nel corso della storia e sta tuttora sopportando. A causa di uomini che ci vuole del coraggio solamente per definire “uomini” e a causa di un modo di pensare che per ignoranza e per paura mette al primo posto il giudizio e il controllo sugli altri invece della comprensione e dell’empatia.
Riflettendo su cosa poter dire in questo articolo pensavo che fosse esageratamente scontato asserire che la violenza e la discriminazione sono sbagliati. Perché si sa, è ovvio. Però se fosse veramente così ovvio per tutti non si assisterebbe più così spesso a certi eventi, non si sentirebbero più certe frasi.
Questa volta voglio sbilanciarmi e voglio dire che per certe persone sarebbe molto utile passare anche solo una decina di giorni da diversamente abili. Perché quando ti manca la forza per motivi di cui non sei direttamente responsabile capisci veramente quanto possa far schifo usare la forza per sottomettere gli altri. Quanto sia umiliante, degradante e terribile. Quanto certi uomini non siano andati più in là di certe situazioni che alle volte si creavano da bambini. In cui c’era il classico bulletto che diceva “ho ragione io perché sono più forte di te”. E dopo tutto questo c’è anche di peggio. Si perché se una cosa è il male, di peggiore c’è solo la giustificazione del male stesso. Frasi del tipo: “se la sono cercata”, “se l’è meritato”, “se fosse rimasta insieme a lui al posto di volerlo lasciare non sarebbe successo niente”. E si sentono fin troppo spesso, come si leggono sui social diventati molto spesso il teatrino del degrado.
Ci sono uomini che si sentono molto orgogliosi di loro stessi. Orgogliosi della loro forza e della loro astuzia nel comprendere velocemente cosa c’è da fare in determinate situazioni. Poi succede loro qualcosa di imprevisto, qualcosa che non si aspettavano potesse accadere proprio a loro. Lì iniziano a realizzare che ci sono delle cose su cui non si può mai essere veramente preparati e l’unica cosa che resta da fare è affidarsi alla vera forza. Quella che tutti i muscoli e la furbizia di questo mondo non ci potranno mai dare. La stessa che molte donne, etichettate spesso come il “sesso debole”, hanno invece in abbondanza: quella interiore. La capacità di prendere tutto il dolore, la sofferenza e il male patiti e di trasformarlo in qualcosa di positivo che diventa utile per sé stessi e gli altri. Un’energia propulsiva capace di creare ancora perché non si è fatta sovrastare dalla negatività.
Forse è questa l’unica arma che abbiamo per contrastare la follia. Quella follia pericolosa di cui ancora troppo spesso si sente parlare, anche recentemente purtroppo. Quella che trasforma ciò che ha tutti i presupposti per poter essere bello e positivo nel suo più terribile opposto. È così che ad esempio un padre può perdere tutta la sua umanità e diventare lui stesso il male, un male folle che ha il solo scopo di distruggere e annientare. Togliendo la vita dagli altri e da lui stesso. Perché se la positività è in grado di creare, il suo opposto non può fare altro che togliere.
Ora io non sono qui per generalizzare. In quello che scrivo cerco sempre di portare quella che è la mia esperienza che è ciò che conosco. E come già ho avuto modo di dire da seduti si impara. Si impara nel bene e nel male, ma comunque si impara. Avere una libertà limitata, sempre a causa dello stesso motivo, ti fa ragionare sul significato della libertà. Su ciò che vuol dire possesso e su quanto questo abbia a che fare con il voler necessariamente controllare l’altro. Nel 21° secolo dovrebbe essere inconcepibile anche solo pensare di poter possedere una persona, donna o uomo che sia. Perché se ci pensiamo bene forse ciò che in realtà possediamo veramente siamo solo noi stessi. Se scegliamo ogni giorno di nutrire noi stessi con la paura, la rabbia, l’odio e con concetti oramai superati o obsoleti non possiamo meravigliarci di quello che attorno a noi accade.
Concludo dicendo che per me il concetto di “sesso debole” riferito alle donne non esiste più, anzi se vogliamo non è mai esistito. Esiste solo nella mente di alcune persone che ancora lo sfruttano per l’illusione che dà loro di essere migliori. Ma non è così e non sarà mai così. Quindi auguri donne, ma auguri sempre. Ogni giorno. Quello che a noi manca cerchiamo di impararlo DA VOI CON VOI. Solo così ci sarà completezza, solo così ci sarà parità.

Mattia Mutti