Nessuno è inutile

Sono ormai più di tre anni che scrivo su questo blog. Ogni tanto mi fermo ancora a chiedermi qual è la motivazione che mi spinge a continuare a scrivere. Ancora alle medie avevo notato che i miei compagni venivano volentieri a parlare con me e spesso si confidavano su questioni anche abbastanza personali. Spinto anche da questo cominciai a maturare dentro di me l’interesse per la mente. Volevo capire il suo funzionamento e i suoi perché e in questo modo aiutare le persone a stare e vivere meglio. Volevo diventare uno psicologo e ci ho pure provato all’università, ma poi la vita mi ha portato da altre parti. O meglio mi ci sono portato da solo, però quel desiderio di aiutare gli altri, come gli altri aiutano me a vivere, forse non se n’è mai andato. Eppure mi trovo in un mondo fatto da persone con una miriade di situazioni diverse. Alcune simili, ma mai uguali l’una all’altra. Per questo motivo c’è stato un momento nella mia vita in cui ho smesso di dare consigli non richiesti e ho iniziato a usare meno parole. Perché le parole sono importanti e fin troppo spesso le usiamo a casaccio, senza sapere nulla e senza motivo. Ciò che molto spesso mi faceva desistere dall’aiutare le persone era questa domanda che tutt’ora ogni tanto pongo a me stesso: come faccio ad aiutare gli altri se talvolta faccio così fatica ad aiutare me stesso? La domanda parrebbe piuttosto lecita. Però, proviamo a ragionarci insieme e a focalizzarci sul significato della frase “aiutare me stesso”. Se con queste parole intendiamo essere ogni giorno sereni, calmi, allegri, pazienti, felici capite bene che partiamo dal presupposto sbagliato. Questa è ancora una volta la nostra mente che si aggrappa a quel principio di perfezione che intende una bella vita esente da situazioni difficili, spiacevoli e da emozioni negative in genere. È una via impraticabile, se non letteralmente impossibile, perché va contro i canoni stessi su cui questa esistenza pare essere costruita.
È venuto da me un amico qualche settimana fa. Una persona che mi conosce da diversi anni, divenuta essenziale per me e per la mia famiglia. Durante uno di quei momenti in cui ci si parla veramente, quando non si usa quel chiacchiericcio che rimane sulla superficie delle cose. Quando si va più in profondità con totale sincerità, mi ha guardato negli occhi e mentre i suoi diventavano lucidi mi ha detto: “Mattia non so se tu ne sia consapevole, ma tu le aiuti le persone. E non hai bisogno di fare o dire niente di speciale. Perché quando esco da casa tua e faccio quegli scalini fuori dalla porta per tornare a casa mi sento meglio. Mi sento fortunato perché dico a me stesso che se ce la fa Mattia con i problemi che ha, ce la posso fare anch’io. E la vita diventa tutto ad un tratto più apprezzabile esattamente per quello che è”.
Mi hanno fatto piacere queste parole. Penso che a chiunque avrebbero fatto piacere. Il pensiero che ho avuto subito dopo è stato: “allora lo vedi che, nonostante ci siano delle volte in cui pensi di essere inutile, qualcosa di buono lo fai anche tu?”.
Non sto più a pensare se quello che dico con questi articoli sia giusto o sbagliato. È riduttivo pensarla in questo modo. La cosa di fondamentale importanza è che sia giusto per me e che sia quello in cui credo. Quindi continuerò a scrivere. Per me e per chi mi vorrà leggere.
Ma cos’è, alla fine dei conti, che mi spinge a continuare a scrivere? Qual è, esattamente, il mio scopo? Mi pare di averlo intuito. Voglio difendere l’unicità. Voglio far capire a tutti che il tesoro più grande che abbiamo è il nostro essere unici e irripetibili. Questo ci rende perfetti nella nostra imperfezione. Quando iniziamo a renderci conto che ognuno di noi ha qualcosa da dire semplicemente per il fatto che esiste, al di là delle sue competenze e conoscenze. Al di là del lavoro che svolge e al di là dell’importanza che la società gli conferisce. Abbiamo qualcosa da dire perché stiamo vivendo. Perché stiamo sperimentando che cosa significa vivere. Ognuno a modo nostro. C’è qualcosa che non smette di dirmi che è esprimendo la nostra unicità che diventiamo capaci di fare veramente il bene per noi stessi e per gli altri.

Mattia Mutti