Resilienza

Per favorire la lettura dell’articolo diamo una veloce definizione di RESILIENZA presa da Wikipedia:

In psicologia, la resilienza è una parola che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Spesso ci viene posta questa semplice domanda “come stai?”, ma non sempre la risposta che diamo è quella più onesta.

Ad alcuni viene facile rispondere “bene”, anche se in realtà poi così bene non è. Forse facciamo così perché se ci mettessimo a spiegare per filo e per segno quello che c’è nella nostra testa in quel momento, potremmo non finire più e risulteremmo un po’ noiosi. Oppure quel “bene” tante volte è come se volesse dire: “non preoccuparti per me, tornerò a stare bene”, perché un po’ ci conosciamo e conosciamo gli alti e bassi di cui questa vita sembra fatta.

Perché forse il cuore di tutta la faccenda è tornare a stare bene. Essere resilienti.

La resilienza è la capacità di un materiale di conservare la propria struttura o riacquistare la forma originaria dopo essere stato sottoposto a schiacciamento o deformazione.
Tante persone sono resilienti. Secondo me un po’ tutti lo siamo. Alle volte quando esco e guardo la gente mi capita di pensare a chissà quante piccole, grandi battaglie stanno combattendo o hanno combattuto. Alcuni saranno più ammaccati di altri non c’è dubbio, ma tutto va avanti, tutto scorre e questo si nota.
Nel caso dei materiali è una caratteristica del loro interno, di come sono fatti a renderli resilienti.
Per me è così anche per le persone.
Ciò che alimenta la resilienza nelle persone è come una fiamma, una fiamma interna che non vedi bruciare, ma che percepisci. Una fiamma che è in grado di risollevarti quando ti senti a terra: quando divampa arriva la consapevolezza di essere qualcosa di più di un corpo stanco, debole o abbattuto. Quando ti rendi conto che una cosa complessa come una patologia possa colpire il tuo corpo e i suoi effetti si vedono, ma per quanto si sforzi non riuscirà mai a spegnerti quella fiamma.
Perché non è tangibile, non è materiale e proprio per questo motivo non si può spegnere, non si può distruggere. Alcuni dicono che sia la fiamma della gioventù. Come se passato del tempo dovesse per forza di cose affievolirsi, ma al di là del fatto che tu sia giovane o anziano, o meglio che tu ti senta giovane o anziano, quella fiamma sarà sempre lì perché occorre un unico requisito per averla: essere vivi nel momento presente.

Non serve altro.

Anche se ci saranno dei momenti in cui ci chiederemo comunque dove sia finita perché non la sentiremo e infatti sarà molto flebile, ma sarà sempre lì ugualmente. Pronta a ritornare quando veramente ne avremo bisogno.
Il nostro problema è che abbiamo la memoria corta e spesso ci dimentichiamo di possederla questa fiamma, ci dimentichiamo di essere resilienti. Ma lo siamo.
Lo siamo quando magari abbiamo appena finito di asciugarci le lacrime, ma con quel qualcuno che viene a trovarci riusciamo ugualmente a trovare il tempo per un sorriso o per una battuta. Lo siamo anche quando non ci va di vedere nessuno e ci ritagliamo un momento da dedicare solo a noi stessi, solo per noi per poi tornare in mezzo agli altri meglio di prima.
Talvolta quella fiamma può essere percepita anche in altri modi: ad esempio quando guardiamo un bel film, quando ascoltiamo una musica che ci coinvolge, quando leggiamo qualcosa che in cuor nostro sappiamo di essere vero. Perché alla fine dei conti stanno parlando di noi e di quello che siamo. Io stesso voglio essere resiliente e mi ci metto d’impegno per farlo, ma c’è anche chi mi ha mostrato e mi mostra ogni giorno, cosa significa esserlo veramente.

Dedico questo articolo a mia mamma: una delle persone più resilienti che io conosca. Con lei ho imparato che esiste un’unica via ed è quella che porta avanti.

Mattia Mutti