Spinga signora spinga. È un bel maschietto!


Avete presente quelle serate perfette?
Quelle dove tutto va a meraviglia senza intoppi?

Io le ho viste raramente, ed è per questo che ho deciso di raccontarvene una, avvenuta recentemente.
Sabato sera: una gran voglia di uscire dopo diverso tempo passato in casa. Mi accingo ad affrontare il freddo del mondo esterno armandomi di cuffia, sciarpa e ulteriore sciarpone convertito a coperta. Mettere il giubbotto significherebbe avere tre persone che cercano di non smontarmi le braccia, manco fossi un omino dei Lego, tentando disperatamente di farmelo indossare. Capirete che con lo sciarpone faccio sicuramente prima.

Una volta vestito, il secondo passo è quello di uscire di casa. Sembrerebbe la cosa più semplice di questo mondo eppure accade una cosa che non è mai accaduta prima: la carrozzina si blocca nella porta d’ingresso giusto a mezza via: diventando inamovibile. Ho immediatamente pensato che fosse “la casa” a non volermi far uscire, ormai troppo affezionata alla mia presenza.
La scena era surreale: io bloccato a metà tra “il dentro” e “il fuori”, 7 persone dietro di me incapaci di uscire poiché la carrozzina con me sopra faceva da tappo e il servoscala pronto a mezzo metro da me che in quel momento appariva come la terra promessa. Ad un certo punto i miei amici si mettono ad utilizzare la forza bruta spingendo la carrozzina per cercare di sbloccare la situazione.

Tutta la scena sembrava molto simile ad un difficoltoso parto e così mi venne l’idea di spronare i miei compagni dicendo “Spinga signora spinga. È un bel maschietto!”

Insomma alla fine dopo un parto travagliato il “bel maschietto dotato di quattro ruote” è riuscito a uscire di casa e a raggiungere la macchina: destinazione pub.
Vengo caricato sull’autovettura da 2 aitanti giovani e la carrozzina gettata nel bagagliaio. Durante i tragitti in macchina vengo posizionato sul sedile posteriore e necessito di un “puntello umano”: una persona che, soprattutto durante le curve, mi sorregga ed eviti che vada fuori dal finestrino. Ho una stabilità piuttosto ballerina! La malcapitata di turno che prende questo ruolo è una mia amica che per motivi di privacy chiameremo semplicemente “l’amica”.
Partiamo e ci rendiamo conto che potrei essere aiutato ad avere più stabilità dalla cintura di sicurezza. “L’amica” comincia così ad armeggiare con la cintura la quale si rifiuta di entrare nel buco corrispondente. In quel momento il mio stato d’animo si alternava fra il gioioso e il preoccupato. Gioioso per il “rovistare” dell’amica molto vicino alle mie natiche e preoccupato che potesse sbagliare “buco” dove inserire la cintura. Ci siamo capiti.
Dopo svariati tentativi senza successo gettiamo la spugna: niente cintura, il viaggio è piuttosto breve e “l’amica” asserisce che mi terrà fermo lei. Giusto un paio di chilometri, una frenata improvvisa nemmeno troppo brusca, una piccola distrazione dell’amica e io faccio un meraviglioso inchino finendo con la testa tra il sedile dell’autista e quello del passeggero. Fortunatamente senza danni.

“L’amica” si gira di scatto e dopo un “oddio” spaventato mi ripesca come si ripesca un tonno.

Tutti i presenti mi chiedono perché non abbia emesso nemmeno un gridolino durante l’inchino obbligato e spiego che la situazione è stata talmente improvvisa dall’impedirmi di emettere anche solo una lettera dell’alfabeto.
Senza ulteriori intoppi arriviamo a destinazione: il tanto agognato pub.
Spesso succede che i tavoli dei locali non siano strutturati per la comodità in carrozzina. Bisogna così adattarsi: togliere i pedali, allargare le gambe ed assumere la posizione che io chiamo “visita ginecologica”. Voilà! Eccomi pronto per bere qualcosa!
Sarebbe andato tutto alla grande se non mi avessero portato un vino rosso terribile. Pareva del Lambrusco mischiato con un Gin Lemon. Ho pensato che qualcuno mi avesse messo “qualcosina” nel bicchiere. Sicuramente non è cosa di tutti i giorni vedere un disabile sotto effetto di stupefacenti, magari qualcuno era curioso di fare questo esperimento… effettivamente sarei stato curioso anch’io, ma nonostante avessi pian piano trangugiato quel finto Lambrusco non successe niente di speciale, a parte diventare più molesto con le ragazze. Ma questo succede anche senza l’effetto dell’alcool.
Tralasciando questo piccolo inconveniente la serata andò avanti bene. Pian piano arrivò il momento di andare via, stando attenti a non dimenticare i pedali nel locale. Una carrozzina senza pedali diventa molto simile alla macchina dei Flintstones avete presente? La puoi guidare con i piedi!
Dopo un tranquillo viaggio di ritorno, senza inchini obbligati, finisce così la mia serata.

Nel letto, guardando il soffitto, comincio a riflettere su quelle serate perfette di cui parlavo all’inizio. Ho mentito dicendo che le ho viste raramente, perché in realtà le vivo sempre. Sono sempre perfette perché al di là di quello che può succedere al tavolo di un pub, attorno a me, ci sono 11 persone: 11 amici. Comprendo anche gli amici che quella sera per vari motivi non sono riusciti ad esserci, ma comunque tornano in altre occasioni.

È una bella sensazione, rendersi conto che passa il tempo, le cose cambiano, alcuni si sposano, altri vanno a convivere, ma sono ancora tutti qui. Qui con me. Siamo ancora qui: tutti insieme.

Dedico questo articolo a tutti i miei amici, che nonostante io sia un gran rompipalle, non mi mollano mai.

Mattia Mutti